il mistero del dente perdutoIl mistero del dente perduto

Il mio dente di sotto si muoveva da un bel po’. E ogni mattina, andando a scuola, chiedevo alla mamma: – Ma quando cade?
– Forse oggi. O domani. Con i denti non si sa mai…
– E se cade mentre sono a scuola?
– In questo caso mettilo in un fazzoletto di carta e portalo a casa…
– E poi? – chiedevo io curioso.
– E poi lo scoprirai! – rispondeva la mamma con un sorrisino misterioso.
– Mi farà male?
– No, questo te lo posso assicurare.
Devo essere sincero: avevo paura lo stesso. Giacomo, che di denti ne ha già persi tre, e tutti sul davanti, mi aveva giurato che non faceva male per niente. Ma Giacomo è grande e grosso, anche se deve ancora compiere i sette anni, e per di più ha iniziato a giocare a rugby come suo padre. Quelli che giocano a rugby non hanno paura di niente.
Invece Matteo, che è uno decisamente più normale, mi aveva raccontato che quando ti cade un dente è una bella grana: intanto ti esce il sangue, e per giorni e giorni ti si infila la lingua proprio dove prima c’era il dente, e non è piacevole. Poi le esse ti vengono fuori tutte strane, come se stessi imitando un serpente strisciante...

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I-fantasmi-di-GiuliaI fantasmi di Giulia

Qui non c’è nessuna foto, ma occorre soltanto un piccolo sforzo per immaginarne una, formato cartolina. Si vedono una stanza, completamente priva di mobili, e un gruppo di persone. Quella al centro, con i capelli castani e il ciuffo un po’ spettinato, è Elena Vezzosi, la madre di Edoardo e Giulia. Sembra più grassa di quanto sia in realtà, perché indossa un maglione bianco a righe orizzontali che la ingrossa parecchio. La ragazza esile e carina di fianco a lei a sinistra è Giulia. Alla sua destra c’è un signore magro e allampanato: è Giorgio Vezzosi, il padre di Giulia e Edoardo. Ha un’espressione distratta, come se pensasse a qualcosa di molto lontano da lì.

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LaFrittataLa frittata

Il  cuoco che lavorava nel ristorante del porto aveva deciso di cucinare una frittata.
Si trattava però di una frittata particolare perché era molto tardi, tutti i clienti se ne erano già andati e quella frittata, il cuoco voleva mangiarsela lui.
Per tutta la sera, come tutte le sere, il cuoco aveva visto dalla finestrella della porta di cucina la gente che mangiava di gusto le pietanze che lui aveva cucinato, e adesso gli era venuta una grande fame.
Cercò quindi una padella piuttosto larga, per fare una frittata molto grande.
“Vediamo un po’”, pensava il cuoco, “quanto sarà grande la mia fame misurata in centimetri… Cinquanta? Sessanta? Settantacinque? Mah!”

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pensa che ti ripensaPensa che ti ripensa

Dal capitolo AMICO DI CHI?
Fin dall’antichità, molti filosofi si sono occupati dell’amicizia: l’hanno analizzata, studiata, classificata. Strano, direte, perché l’amicizia è qualcosa di molto semplice: io sono tuo amico, tu sei mia amica, ti chiedo l’amicizia con un clic e con un altro clic tu me la dai, qualcuno ha mille amici su Facebook e qualcun altro ne ha centinaia di migliaia e non ha più spazio per nuovi amici. E dunque, perché molti filosofi hanno sprecato tempo e fatica a definire l’amicizia? Be’, perché, a ben vedere, essere amico di qualcuno non è facile come sembra...

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OrcoGianBeppeL'orco Gianbeppe

Che sulla collina abitasse un orco lo sapevano tutti. O meglio: da sempre tutti lo dicevano. Perché chi aveva visto l’orco non era tornato giù a raccontarlo.
E certo ai bambini non era permesso avventurarsi sulla collina.
Ma la testa di Tom funzionava in modo strano: più gli si diceva di non fare una cosa, più a lui veniva voglia di farla. Così da mesi pensava e ripensava a una salita silenziosa, lungo il sentiero pieno di ortiche e gramigna che dal prato conduceva fin dentro i boschi scuri sulla collina...

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Che cosa mangi, Elvio?

cosa mangi elvio incipit
Elvio era un elefante molto sereno. Ogni mattina si svegliava di buon umore, e quando calava la sera il buon umore non gli era ancora passato.

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SaltaIlSassoAsinoVolaSalta il sasso, l'asino vola

Gualtiero era un cane di razza, anzi: di molte razze. E si sa che molte razze sono meglio di una.
Le orecchie lunghe le aveva ereditate da suo nonno, i riccioli erano quelli di sua madre, il muso a punta invece era di suo padre, mentre le zampe corte venivano da uno zio da parte di madre. Il colore però era tutto suo: non era arancione e neanche marrone. Era piuttosto tinta gelato ai frutti tropicali con una punta di maionese.

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