libri_in_cantinaLibri in cantina

Nello stesso momento in cui Pamela ha detto – Me li presti? – e io mi sono voltato a guardarla, ho sbattuto contro l’uomo con una gamba sola. Io stavo per dire a Pamela che le avrei prestato tutti i libri che voleva, ma lui non mi ha dato il tempo di parlare. È ondeggiato leggermente sulla sua stampella e subito, con una voce che sembrava passata su una grattugia, ha detto:
- Jim, sei tu? Diamine, ragazzo, ne abbiamo viste delle belle insieme. Di’ un po’, hai saputo niente della Hispaniola? Gran bella nave, dico io, il capitano Flint, pace all’anima sua, ne sarebbe stato orgoglioso...
Se prima Pamela era stupita per quello che le avevo raccontato, ora sembrava addirittura terrorizzata.

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il_labirinto_sotto_il_lettoIl labirinto sotto il letto

Zoe non era per niente slanciata, anzi: era una specie di palla leggermente ovale. Era di colore scuro, quasi nero. Aveva quattro zampine corte e un lungo naso, tutti arancioni. Non aveva occhi. Però aveva un bel paio di baffi.
Zoe era una talpa. Di pezza, naturalmente.
Non era l’unico animale nella stanza: ce n’erano più di dieci nella cesta. Però era uno dei preferiti di Erica, insieme a Pizzi e al Cammello Senza Nome.
La sera in cui avvenne quel fatto straordinario era una sera molto particolare.

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uomo_nero_verde_blu-dettUomo nero, verde e blu

Il cortile era quello della casa di Lalò. Era il cortile dove si trovavano a giocare quasi ogni giorno. Però quella volta Lalò non c’era. Anzi, erano molti giorni che Lalò non c’era. Avevano provato a suonare il campanello, ma al citofono non rispondeva nessuno. Le finestre erano chiuse, nessuno che uscisse sul balcone. Dov’era finito Lalò? Pepe e Calì stavano seduti sotto la betulla, unico albero del cortile, e osservavano l’azzurro sbiadito e scrostato delle saracinesche dei garage. Sulla sedia che la portinaia lasciava sempre fuori dormiva il gatto. Lalò era bravo a inventare storie. Ora, senza di lui, quel gioco sembrava davvero molto più difficile.
- Comincia tu - disse Calì.
- Perché io? - gli rispose Pepe.
- Perché tu sei più vecchio.
- Ma solo di una settimana!
- Però sei più vecchio -. E allora Pepe cominciò.

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Camilla e il ragno peloso

camilla_e_il_ragno_pelosoCamilla è una brava bambina. È obbediente e gentile: dice sempre “grazie”, “prego”, “buon appetito”, e non risponde mai di no. Non si arrabbia mai e non fa mai capricci. Quando non ha voglia di fare quello che le chiedono, lo fa lo stesso e mangia sempre tutto quello che ha nel piatto. Camilla non si sporca mai perché sa che una maglietta color marronefango o striata verdeerba darebbe un dispiacere alla sua mamma.

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il_segreto_di_penelopeI fratelli Wilson e il segreto di Penelope

I mesi estivi erano stati bellissimi. Non felici, però. Per i ragazzi Wilson la felicità completa apparteneva al passato, un tempo in cui però non sapevano di possederla. Da tre anni a questa parte, avevano intuito che la felicità è qualcosa che sai di avere conosciuto solo quando l’hai perduto. Per qualunque altro ragazzino della loro età, questo sarebbe stato un concetto molto complicato. Per loro invece era ovvio.
Nonostante ciò, i mesi passati da nonna Rose erano stati, come sempre, magnifici. Avevano mangiato torte di mele alla cannella e crostate di ribes, avevano partecipato a rumorosissime feste con schiere di loro coetanei, avevano fatto picnic nei prati nei giorni di sole e interminabili partite a tutti i giochi del mondo nei pomeriggi di pioggia, e avevano riso e guardato la tivù (a Roma, da nonna Virginia, il televisore non c’era). Inoltre Brian, il secondo della tribù in ordine di anzianità, si era perdutamente innamorato di Julie, la figlia tredicenne dei signori Stone.

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annibale_sul_foglioAnnibale sul foglio

Un giorno Filippo ricevette in regalo dieci foglietti di carta colorata. Non erano foglietti qualunque: erano fatti con una carta speciale che dietro aveva la colla. Se si bagnava con un po’ d’acqua, la carta si poteva incollare su un grande foglio bianco.

Così, ritagliano e incollando, si potevano fare cose bellissime. Per prima cosa, Filippo costruì una casa col tetto rosso, i muri marroni, la porta azzurra e un comignolo da cui usciva il fumo grigio chiaro. Il fumo però gli venne un po’ troppo quadrato.

 

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uno_gnomo_nell_orecchioUno gnomo nell'orecchio

Da parecchi giorni in camera di Federico c’era uno strano odore. Era un odore di muschio, di terra umida, di legno bagnato.
- Che puzza! - diceva la mamma di Federico entrando. - E dire che ho appena lavato il pavimento. Mica sarai tu, Federico? Stasera fai il bagno.
- Io non sento niente – rispondeva Federico annusando l’aria.
In realtà Federico quell’odore lo sentiva benissimo, ma poiché non capiva da dove venisse, preferiva far finta di niente. Non poteva mica continuare a fare il bagno un giorno sì e uno no.
- Magari è qualcosa che ho dimenticato in una tasca - si era detto.
E allora, anche se era una cosa faticosissima e lui detestava le cose faticose, aveva frugato dappertutto: pantaloni, giubbotti, zaino, cassetti.
Con l’occasione erano saltate fuori decine di oggetti utilissimi che credeva di aver perso, e quindi era molto soddisfatto della sua ricerca.
Però non c’era nulla che avesse quell’odore.
La puzza aumentava. Ma dopo un po’ agli odori ci si abitua.

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