senza_nulla_in_cambioSenza nulla in cambio

FIRENZE, 1820

Gli amici erano invidiosi. Perfino il conte Lorenzo Boncompagni, che pure era un discreto giovane, alto e slanciato. Perfino Urbano Pescarini, che invece era brutto e grasso, ma era figlio del banchiere più in vista della città, e dunque poteva comprarsi i cuori delle migliori dame con i gran soldi che rastrellava il suo babbo. Perfino Orsino Donati, il più aitante dei tre, che aveva comunque quella gobba sul naso che sciupava tutto.
Niente da fare: le ragazze preferivano ammirare quel capolavoro della natura che rispondeva al nome di Francesco Morselli, figlio di Lucio mercante di stoffe in via delle Seggiole. 
Dire che fosse bello era dire poco. Un corpo armonioso, ben proporzionato, un viso regolare, occhi ben disegnati, labbra carnose, naso diritto e quel certo non so che di sornione nello sguardo, nel sorriso, nel modo di atteggiarsi, che faceva letteralmente impazzire.
Non era necessario che si impegnasse per piacere. Piaceva e basta: senza sforzo, senza studio, senza niente. Non doveva fare altro che portare se stesso in giro per la città e subito lo sguardo di mille donne gli si puntava addosso. C’erano giovani popolane che restavano a contemplarlo a bocca aperta, altre più sfacciate che gli strizzavano l’occhiolino, compite signorine con cappello e veletta che lasciavano cadere un guanto o gli passavano accanto fin quasi a sfiorarlo nello struscio della domenica pomeriggio sui Lungarni. Metà delle fanciulle di Firenze era innamorata di lui, ma solo perché l’altra metà non aveva avuto l’opportunità di ammirarlo.

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carla_e_daiana_in_vacanzaCarla e Daiana in vacanza... da sole!

Sono le cinque del pomeriggio di una giornata piena di sole. Sul piazzale sterrato si affollano automobili e camper, gruppetti di ragazzi, famiglie e montagne di bagagli. Urla e richiami si sovrappongono in una confusione spaventosa.
Qualcuno, schermandosi gli occhi con la mano, guarda oltre la folla e le macchine, e osserva il panorama, che è fantastico. A poche centinaia di metri il torrente Pellice corre via deciso verso il fondo della vallata. Sullo sfondo, le Alpi Cozie, così vicine che sembra quasi di poterle toccare,  si innalzano appuntite e scure, e il rumore del piazzale stride contro quelle masse silenziose e immobili.
Due ragazzi in maglietta verde, calmi e rilassati come se stessero prendendo il sole sul bordo di una piscina, controllano gli arrivi, spulciando i nomi da un elenco. Sono due dei responsabili del Campus Estivo Vacanze Verdi e stranamente sembrano avere tutta la situazione sotto controllo. Fra meno di un’ora tutti i ragazzi saranno stati presi in consegna, divisi in gruppi e sistemati nei bungalows, mentre le loro famiglie saranno già ripartite.
Carla sta cercando disperatamente la sua amica del cuore, Daiana.
- Non la vedo, mamma! Ti dico che non c’è...
- Se non la smetti di agitarti giro la macchina e ti riporto indietro.
- Uffa. Però non la vedo lo stesso.
- Quella signora là con la maglia blu non è la mamma di Daiana?
- Quale? Ah, sì. Eccola! DAIANAAAAAA!
- CAAARLAAA!
- Carla, dove vai? Aiutami a scaricare i bagagli... - protesta sua madre. Ma Carla è già corsa via. Ha aspettato per mesi quella vacanza, e ora che il momento è arrivato si sente emozionata come mai nella sua vita.

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GITA DI CLASSE CON BACIO

SARA - 9 maggio

Lo so che parlare della gita ti fa venire la rabbia perché tu non ci vai, però vorrei solo dire qualcosina, e cioè che i prof sono VERAMENTE malati, nel senso che hanno un virus, forse simile a quello dei polli, ma più cattivo, perché restando nel ramo volatili più che i polli mi ricordano degli avvoltoi. Ecco cosa sembrava oggi la prof di italiano: un avvoltoio appollaiato sulla cattedra, con quelle unghie che sembrano artigli color sangue.

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I RAGAZZI SONO DEI CARCIOFI

SARA - 14 dicembre

Non so proprio come inaugurare questo "DIARIO numero 2 LA VENDETTA". Forse potrei anche sforzarmi un po’, ma mica stiamo facendo un tema. E mica lo deve leggere la prof o mia madre o tua madre o mia nonna. E neanche Giusto, un nome un controsenso.
Quindi dichiaro finita la cerimonia di inaugurazione, che non è stata granché, e passo e chiudo perché ovviamente sono carica di compiti.
P.S. Come vedi ho ricomprato un altro Diario Cuore perché ormai è una tradizione. Però stavolta non c’era lo sconto.

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diario_cuore_1Diario Cuore

SARA

Inaugurazione di questo nostro MERAVIGLIOSO diario. Ci vorrebbero delle candeline per festeggiare questa occasione. Ma per evitare di mandare tutto a fuoco mi limiterò a disegnarle.
Due candeline perché io e te siamo due, no?
Finita l’inaugurazione (è stata una cerimonia bellissima, davvero commovente...) voglio prima di tutto dire che hai avuto un’idea geniale. Dopo che il mondo intero ha complottato contro di noi, il nostro quaderno sarà la nostra RIVINCITA. Ancora non riesco ad accettare il fatto che ci abbiano SEPARATE. Insomma, noi due stavamo insieme dall’asilo! E quindi la mia teoria del complotto è validissima, e non mi rassegno proprio. Io non mi rassegno mai. Colgo l’occasione per esprimere tutto il mio dolore, perché a quel preside cosa costava metterci nella stessa classe? Visto che le nostre madri avevano espressamente richiesto la sezione C, perché io sono finita nella D? Niente. Ecco perché si tratta di un complotto, ma noi reagiremo e sarà una reazione TERRIBILE. La scuola media statale ‘Vittorio Alfieri’ dovrà ricordarsi di noi. A lungo. Molto a lungo. Pure troppo.

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Un guazzabuglio di bambini

Un guazzabuglio di bambiniNella seconda B erano soltanto dodici. Avevano tutti sette anni, mese più mese meno. Erano tutti all’incirca alti così e larghi cosà, centimetro più centimetro meno, e avevano tutti un naso con due buchi e un paio d'occhi proprio sopra, dove cominciava il naso. Ma le somiglianze finivano qui.

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Solo se mi credi. Storia d'amore e di anarchia.

Un guazzabuglio di bambini

venerdì 17 marzo 1905, mattina presto

C'era un fagotto nel canale. La corrente non era forte: il fagotto dondolava leggermente, trattenuto dagli arbusti che sporgevano a pelo d'acqua.

Il padrone della vineria della Rosa si era avvicinato al parapetto per gettare due secchiate di acqua saponata sporca, e qualche metro più avanti aveva notato quel mucchio di stracci.

Normalmente non ci avrebbe fatto caso e avrebbe tirato dritto, ma c'era una borsa di cuoio lì in mezzo e, se anche fosse stata vuota, forse valeva qualcosa.

Posò a terra i secchi, percorse lo sterrato e si sporse con cautela, perché a scivolare e finire nell'acqua gelida del canale ci voleva niente.

Non era un fagotto, era un uomo che galleggiava a faccia in giù.

 

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