preferirei_chiamarmi_marioPreferirei chiamarmi Mario

Il mio nome è Venerdì

Del resto, che su molte cose mia madre non sia un’aquila e mio padre nemmeno, lo si capisce dal mio nome. Il mio nome è Venerdì. Venerdì come il giorno della settimana. Ma non c’entra niente con il giorno in cui sono nato, anche perché era un mercoledì. L’ho saputo in seconda elementare.
Mi chiamo Venerdì per colpa di un libro. È la storia di un certo Robinson che fa naufragio su un’isola deserta, che però non è deserta perché c’è un altro che già ci abita, che diventa il suo amico o il suo cameriere o tutte e due le cose. Robinson decide di chiamarlo Venerdì. E i due stanno lì per un sacco di tempo, finché passa una nave e tornano a casa. O forse torna uno dei due perché l’altro a casa c’era già. Venerdì appunto.
Il mio nome non ha diminutivi. Ci ho provato più o meno da quando avevo sei anni. È inutile, non ne ha. Però in compenso si presta a un sacco di giochini che divertono molto gli altri. Non me. Il venerdì mattina, per esempio, a scuola c’è sempre qualcuno che mi indica e fa: - Oggi è Venerdì.
E qualcun altro risponde: - Anche ieri era Venerdì.
O anche: - Sarà Venerdì anche sabato.
Per questo vorrei almeno chiamarmi Mario, come mio nonno materno.

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