La luna e il soldato

Come inizia LA LUNA

 

Le sirene sembravano lupi. Quando gli ululati mi svegliavano, mettevo subito le gambe giù dal letto, la testa ancora lontana. Afferravo il vestito di cotone a fiorellini gialli al fondo delle coperte, poi mi lasciavo scivolare giù e infilavo le scarpe. Il vestito lo mettevo per ultimo. Con le calze e la maglia di lana ci dormivo, per ordine di mamma che ogni sera controllava che non disobbedissi. Era una sciocchezza perché era fine giugno e faceva un caldo che toglieva il fiato, ma ultimamente mamma faceva un sacco di cose stupide, e questa non era affatto la più stupida.

Mamma gridava sbrigati sbrigati sbrigati sbrigati così forte da coprire le voci sulle scale. Io intanto prendevo il mio sacchetto di tela blu e finalmente ero pronta.

 

Come inizia IL SOLDATO

 

Lo vidi uscendo sulla radura mentre facevo legna nei boschi dietro la Querciola. Se ne stava lì rannicchiato, la schiena appoggiata a un muro a secco. Mi spaventai a morte e la fascina rotolò lontano.

Erano i primi giorni di ottobre, con il sole il tempo era ancora mite, ma dopo il tramonto l’aria si faceva fredda. La sera, nelle case, si riunivano tutti intorno alle stufe, ci mangiavano anche accanto a quel calduccio, soprattutto i vecchi che avevano i brividi perfino in estate tanto erano pelle e ossa. Io di vecchi in casa non ne avevo.

Mi acquattai dietro un dosso col fiato in gola e aspettai, ma non successe niente. Non vedevo il fucile, forse l’aveva nascosto lì intorno. Poteva essere un partigiano, perché no, la divisa era sporca di terra, non si capiva. Ma i partigiani, a quel che sapevo, erano accampati dall’altra parte del crinale. Così strisciai fuori e lo osservai. Era un soldato tedesco, ah, dalla testa ai piedi. E magrolino, non come quei giganti che settimane prima erano sfilati in paese a passo pesante. Questo sembrava di un'altra Tedeschia. Era esile come una ragazza, e biondo di un biondo che faceva impressione tanto era chiaro.

Pensai che sarebbe morto presto.

 

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