chiedimi_chi_sonoChiedimi chi sono

Nel palazzotto dei Conti Saporiti fervevano ormai da settimane i preparativi della partenza.
La contessa Maria Filippa in realtà si preparava da mesi, se non da anni. Il viaggio di suo figlio Filiberto non era che il coronamento di un sogno inseguito da lungo tempo. Un matrimonio che avrebbe fatto epoca. Ne avrebbero parlato le cronache, tutta la nobiltà padana, i loro discendenti e forse addirittura i libri di storia. La contessa aveva coltivato quel matrimonio come si cura una pianta tropicale di una specie rara, ma nonostante ciò non si sentiva affatto tranquilla. Il giovane Filiberto era più attratto dall’aspetto avventuroso del viaggio che non dalla prospettiva di sposarsi. Ogni volta che pensava al figlio, la contessa assumeva un’aria vagamente desolata. Le si piegavano all’ingiù gli angoli della bocca. Era un ribelle, suo figlio, un ribelle irresponsabile. E per questo, la contessa aveva preso le sue precauzioni. Il lungo viaggio del giovane conte sarebbe stato guidato e comandato da una persona di sua assoluta fiducia: Monsignor Ambrogio Gentini. Per la contessa, Monsignore era un punto di riferimento. Molto più di quello smidollato del conte suo marito, che passava le giornate a raccogliere piante rare e a collezionare insetti. Monsignore era stato assunto come precettore quando il giovane conte aveva quattro anni. Con suo rammarico, si era immediatamente reso conto che il bambino aveva un animo risoluto, un carattere forte, difficile da piegare, e un acceso spirito di ribellione contro ogni forma di autorità. Amava ficcarsi nelle stalle a strigliare cavalli, correre come un forsennato con i figli dei servi, presentarsi a tavola in perenne ritardo e girare per il palazzo in tenute poco consone al suo rango. - Salviamo ciò che è possibile salvare! - aveva annunciato tempo dopo alla contessa. - È inutile sperare in un miracolo, ma dobbiamo cercare di cavar da lui quel poco che si può.

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