I fratelli Wilson e il segreto di Penelope

i_fratelli_Wilson_segretoI fratelli Wilson e il segreto di Penelope, di Anna Vivarelli, è fresco di stampa ed ha il carattere della serialità, visto che i giovani Wilson sono già protagonisti del precedente romanzo, e premio Selezione Bancarellino 2009, I fratelli Wilson e la Porta Magica.

Il romanzo inizia con la presentazione dei personaggi nati dalla fervida fantasia dell’autrice piemontese: Samuel, il maggiore di quattordici anni, studente del primo anno di liceo, poi, Brian, Margareth, Elisabeth, Lillian, rimasti orfani per via di un incidente aereo; vivono d’estate in Inghilterra con la nonna Rose e d’inverno a Roma con la nonna Virginia. Il primo capitolo è una costruzione che lega idealmente due luoghi (Inghilterra e Italia), simboli contrapposti di una educazione libera e aperta contro un’altra chiusa e rigidamente regolata.

Il secondo capitolo presenta la grande protagonista del romanzo, Penelope, compagna di classe di Samuel, semplice, sportiva, senza padre e con una madre sui generis.
Sia Samuel sia Penelope hanno come attributo comune la discrezione; attributo che all’inglese ne accresce il fascino.
Al di là dello stile, in cui il linguaggio giovanile non scade mai nel giovanilismo, nel nuovo romanzo della Vivarelli c’è una parte sovratestuale che risiede nell’intenzionalità dell’autrice, tanto da essere un motore infallibile di trasmissione di eticità e motivazione alla lettura, ed è quella riferita alla qualità dei protagonisti; essi, infatti, quasi disattendendo agli a-priori del romanzo d’avventura, non sono belli, impossibili, vincenti, inarrivabili…
Sono in verità sofferti, alcuni belli, altri meno, con un vissuto problematico, spesso affettivamente carenti, che trovano la forza, però, nelle loro stesse caratteristiche, nella capacità di adattamento, e principalmente nell’apertura alle relazioni umane.

Solo questi aspetti sarebbero sufficienti a considerare il nuovo romanzo della Vivarelli importante e adeguato ad essere offerto ai ragazzi. Ma di buone ragioni ce ne sono altre.
Anna Vivarelli ha la capacità di creare storie che attirano all’interno il lettore. Le descrizioni d’ambiente sono rapide e precise, i movimenti dei protagonisti sono così plastici che, come una calamita, attirano all’interno chi vi si avvicina.
I fratelli Wilson e il segreto di Penelope richiama in modo indifferibile il valore della famiglia, la sua insostituibile fonte affettiva; la casa come angolo di sicurezza, punto fermo nella formazione umana. Sono determinanti anche gli amici, capaci di sollevare i macigni della solitudine, ma fondamentali, sembra dire Anna Vivarelli indirettamente, sono quelli che stanno là, pronti a soccorrere per ragioni anche biologiche, quando si ha bisogno, a sgranare la nebulosa e a garantire quella sicurezza che rafforzi l’identità e infonda l’adeguata autostima.
Nel romanzo non manca l’apoteosi dell’amore adolescenziale, fatto di batticuore, mani sudate, parole impastate, sguardi, speranze, di primi progetti… che un bacio, solo un bacio è capace di concentrare e manifestare al massimo grado.

È infatti una grande storia d’amore, anzi è la genesi di una storia d’amore, nata tra i banchi di scuola, di due giovani che si scelgono per somiglianza, visto che condividono gli attributi della semplicità e della riservatezza: quasi un contrappunto ai gradassi e ai ‘modaioli’ che riempiono le aule delle scuole italiane. Un incontro lento, voluto, cercato, infine, convalidato.

Associato ai due temi, c’è quello dell’amore fraterno e dell’amicizia. I cinque fratelli Wilson superano la perdita stringendosi a riccio in una relazione simbiotica di corrispondenza continua. Un piccolo giallo, già richiamato nel titolo, è la scomparsa della madre di Penelope, ed è la parte del romanzo di maggior qualità, perché innesca un climax che cattura il lettore, con l’apparire del padre di Penelope, della nonna, della ricerca, in concomitanza con la gara di scherma. Ogni capitolo, infatti, diventa insostituibile e chi ne legge uno, non aspetta a leggere i successivi.
Un bel romanzo che, parafrasando Gaetano Mollo, dona luce “fatta di pensieri e visioni, che ci donano sensazioni e riflessioni”.

 

Cosimo Rodia

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