Pensa che ti ripensa, il libro che aiuta i bambini a capire il mondo

pensa che ti ripensaDa millenni l’uomo si pone domande “difficili”, filosofiche, a cui non riesce a trovare risposte. E da millenni esistono persone che cercano di aiutare gli altri a interrogarsi sui misteri fondamentali dell’esistenza, i filosofi. Questi, attraverso le loro opere, sono riusciti ad arrivare molto vicini alla comprensione di alcuni quesiti e per questo sono stati censurati e, a volte, perseguitati. Partendo dallo studio di queste grandi personalità e dal concetto che «pensare rende liberi», Anna Vivarelli ha scritto un libro per bambini a partire dai dieci anni che potremmo definire un manualetto di filosofia e che vi presentiamo nell’ambito della consueta rubrica mensile di WakeupNews, Un libro per piccoli lettori.

PENSA CHE TI RIPENSA, OVVERO COME SOPRAVVIVERE NELLA GIUNGLA DEL MONDO (ADULTO) ATTRAVERSO L’USO DEL PENSIERO – Il libro s’intitola Pensa che ti ripensa e il suo sottotitolo è Filosofia per giovani menti. Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio circa l’argomento del libro, basta aprire il volume per dissiparlo e imbattersi nell’originalissima immagine di Vanna Vinci – illustratrice dell’intero libro -, che rappresenta due ragazzini di oggi in compagnia dei maggiori filosofi del pensiero, antichi e moderni: Aristotele, Platone, Bergson, Gadamer e molti altri.

Già da questa immagine, dunque, s’intuisce il viaggio che Anna Vivarelli vuole intraprendere insieme ai suoi piccoli lettori, un viaggio attraverso le grandi domande dell’esistenza, perché «anche i più piccoli hanno il diritto di pensare e di chiedere il perché delle cose, nonostante chi comanda preferisca individui che non pensano, perché pensare ci rende meno inclini a chinare il capo».

 

PERCHÉ UN LIBRO DI FILOSOFIA PER BAMBINI? – In una intervista rilasciata per la presentazione di Pensa che ti ripensa – in libreria dallo scorso 11 marzo -, la Vivarelli ha dichiarato che l’idea di questo libro è nata in modo quasi naturale: laureata in filosofia, ha esordito giovanissima nella scrittura per la radio e il teatro, scegliendo, infine, di dedicarsi alla letteratura per bambini e ragazzi. Inoltre, svolge una intensa attività di promozione della lettura presso scuole e biblioteche e, proprio attraverso questi incontri, interagisce con centinaia di bambini e ragazzi.

Durante gli incontri con le classi, la scrittrice si è trovata di fronte a domande o commenti degli stessi bambini che partivano da un personaggio o da una storia, ma che non potevano essere soddisfatte se non ampliando molto il discorso. Come si fa a sapere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato? Cosa vuol dire che una persona è buona? Perché abbiamo paura? Che senso ha vivere se dobbiamo morire?

Certamente queste sono domande filosofiche nel senso più profondo del termine e richiederebbero risposte altrettanto filosofiche, con l’uso di paroloni il più delle volte incomprensibili anche agli adulti. Da qui l’idea di scrivere un libro di filosofia per bambini a partire dai dieci anni, che parta dal presupposto che spesso non esistono risposte, ma che comunque porsi delle domande significa guardare dentro di sé e conoscersi meglio, «osservare il mondo con occhi spalancati, stupirsi ma non farsi incantare».

AMICO DI CHI? – Nel primo capitolo del libro l’autrice esordisce con una riflessione sul tema dell’amicizia, accompagnata dalla genialità del grande filosofo antico Aristotele. La Vivarelli parte dal presupposto che per i bambini moderni l’amicizia è qualcosa di molto semplice: «io sono tuo amico, tu sei mia amica, ti chiedo l’amicizia con un clic e con un altro clic tu me la dai, qualcuno ha mille amici sui social network e qualcun altro ne ha centinaia di migliaia e non ha più spazio per nuovi amici. E dunque, perché molti filosofi hanno sprecato tempo e fatica a definire l’amicizia? Be’, perché, a ben guardare, essere amico di qualcuno non è facile come sembra».

Ed ecco che arriva in aiuto della scrittrice Aristotele, con la sua definizione del concetto di amicizia e con la sua suddivisione della stessa in tre categorie: «il terzo tipo di amicizia è l’amicizia perfetta, quella che si può coltivare solo con pochissime persone […]. È un’amicizia che non conosce gelosia, che non conosce invidia […]. Ci si corregge reciprocamente, si trova la forza di criticare l’altro quando sbaglia e di accettare le sue critiche quando siamo noi a sbagliare. È un sentimento rarissimo, questo […]. E tu, quanti amici hai?».

LA FILOSOFIA CI TOCCA DA VICINO – Il libro di Anna Vivarelli tocca diversi temi, tutti molto attuali e in qualche modo difficili da comprendere non soltanto per le menti dei bambini, ma anche per quelle degli adulti: come distinguere il bene dal male? A cosa dobbiamo ispirarci per essere persone giuste? Come possiamo sapere cosa è giusto e cosa non lo è? Ci sono le regole, è vero, e per gli adulti ci sono le leggi: queste stabiliscono quello che si può fare e quello che non si può fare, per non incorrere in sanzioni o punizioni. Ma sia le leggi che le regole cambiano di Paese in Paese e, soprattutto, si modificano nel tempo. E allora come trovare una soluzione a questo dilemma?

La scrittrice, questa volta, si fa aiutare da Kant, un altro grande filosofo vissuto più di due secoli fa: ragionando su queste domande, Kant trovò l’imperativo categorico, ossia una legge universale che ci potesse guidare in ogni momento della nostra vita. Sembra un concetto molto difficile, ma in realtà è semplicissimo: quando ci troviamo di fronte a una scelta, piccola o grande che sia, basta fermarsi un attimo e rispondere a questa domanda facile facile, «E se tutti gli altri si comportassero come me?».

Un libro per piccoli lettori, abbiamo detto, che già dalle prime pagine, però, sembra adatto anche per gli adulti, per tutti quelli che fanno finta di non sentirli più dentro di sé questi sentimenti, queste emozioni, queste paure. Un libro da leggere insieme ai propri figli o in solitudine, perché le grandi domande sull’esistenza umana fanno paura a tutti, dal più grande al più piccolo, ma se affrontate si possono finalmente guardare in faccia e accettare: «Che gli uccelli dell’ansia e della preoccupazione volino sulla nostra testa, non potete impedirlo; ma potete evitare che vi costruiscano un nido».

Mariangela Campo

@MariCampo81

da: WAKE UP NEWS

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