Senza nulla in cambio

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A distanza di un anno dal grande successo di "Chiedimi chi sono", Anna Lavatelli e Anna Vivarelli si ripropongono, ancora una volta insieme, in un nuovo ed appassionante romanzo storico, "Senza nulla in cambio", ambientato nel Granducato di Toscana, a Firenze in particolare, intorno al 1820.

La storia vede al centro una famiglia, i Morselli, composta dal padre Lucio, dalla sua seconda moglie Beatrice, dai tre figli ( Jacopo, avuto dalla prima moglie morta alla nascita del piccolo, Costanza e Francesco) e dal nonno Dionigi Morselli, padre di Lucio. I personaggi, ben caratterizzati, vivono nel complesso periodo della Restaurazione, dove si respira un'atmosfera di tensione, contraddizione e di ipocrisia, soprattutto da parte di coloro che vorrebbero che tutto tornasse come era prima: "Si fa un gran parlare di costituzione - diceva il giovane conte Boncompagni - ma se ci guardiamo incontro vediamo che sono stati concessi già troppi diritti... - Ah, sono d'accordo! Istruire i poveri, per esempio, mi pare un errore madornale! Imparano a leggere e a scrivere, poi cominciano a rimuginare e in men che non si dica sono in piazza a urlare e a fare la rivoluzione, esclamò il rampollo dei banchieri Pescarini".

Anche a Lucio Morselli, mercante di stoffe a Firenze e con il fiuto per gli affari, il ripristino della vecchia situazione fa comodo, a lui che, attento a non scontentare il mondo, arriva persino ad allontanare suo figlio Jacopo ritenuto bonapartista e concubino. In realtà, però, tutto è cambiato e le posizioni di molti personaggi (Lucio, Beatrice, la loro figlia Costanza, Lucrezia, fidanzata di Francesco), oltre a risultare anacronistiche, colpiscono per il loro conformismo, il pregiudizio e l'indifferenza che ostentano. I giovani lettori così non tarderanno a riconoscersi e ad identificarsi nelle figure più autentiche che, invece, mostrano sentimento e passione, come nel caso di Jacopo Morselli, seguace di Bonaparte per il quale aveva sacrificato se stesso senza ottenere nulla in cambio ma senza dichiarsene mai pentito, semmai addolorato, o come Dionigi Morselli, la figura forse più riuscita del romanzo, che, incarnando il profondo sentimento di affetto e di complicità che lega un nonno verso il proprio nipote, lotta e si sacrifica per ciò a cui tiene di più, i suoi nipoti appunto. I lettori scopriranno quanto le azioni, quando sono mosse da autentici sentimenti e passioni, non solo risultino, spesso, determinanti ai fini degli eventi, ma possano anche aiutarci a realizzare i sogni ed i desideri di ciascuno di noi.

Il romanzo ottocentesco concepito dalle due scrittrici piemontesi si conferma ancora  una volta vincente, capace di colpire l'immaginario dei giovani lettori, molti dei quali troveranno in Francesco, il più piccolo dei Morselli, un simbolo nel quale identificarsi: a lui, un giorno, suo fratello Jacopo aveva detto: "Tu devi essere solo te stesso. Nient'altro che te stesso. E' questa la vera sfida. E' così che si misurano gli esseri umani". (T.P.) - 6 aprile 2010

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