I gamberetti dispettosi - mammapretaporter.it

i gamberetti dispettosiSe i vostri bimbi amano i libri coloratissimi, beh, questo fa davvero al caso loro. Perché Anna Vivarelli ha affidato a Andrea Astuto le illustrazioni del suo nuovo libro “I gamberetti dispettosi” (Interlinea, 12 euro) e il risultato è una lettura da svolgersi non solo per lettere, ma anche per bellissimi disegni!
I gamberetti dispettosi: il nuovo libro di Anna Vivarelli per i primi lettori.

Le Rane Interlinea è una linea editoriale che ci piace molto, perché è semplice e pensata per tutti i bambini. Con storie facili ma divertenti, aiuta i bimbi a prendere confidenza con le lettere facendoli appassionare a storie esilaranti ma anche riflessive.

“I gamberetti dispettosi” fa proprio questo: la storia è divertente e leggera, fino a quando, sempre con leggerezza, arriva la svolta.

La trama è questa: in mare vivono tantissimi pesci, di tutte le specie. Tra di loro, però, ci sono dei piccoli esseri dispettosi e fastidiosi: i gamberetti. Fanno scherzi, si intrufolano nelle vite dei pesci, li spaventano (con atteggiamenti da “al lupo al lupo” che insegnano anche a non tirare troppo la corda: se gridi “al peschereccio” e un giorno questo peschereccio arriva, allora chi ti crede più??).

Un giorno, tuttavia, arriva proprio il peschereccio interessato ai gamberetti: sulla costa stanno nascendo ristoranti a base di crostacei! Ed ecco che i gamberetti cominciano a scomparire, un po’ perché pescati e un po’ perché scappati un altro mare, intimoriti dal pericolo di essere presi nelle reti dei pescatori.

E allora cosa accade? Che i pesci si rendono conto che quei mostriciattoli arancioni mettevano pepe nelle loro vite, rendendole divertenti e spiritose. Insomma, ai pesci mancano i gamberetti!

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I gamberetti dispettosi - chronicalibri.it

i gamberetti dispettosiLe Rane Interlinea: Anna Vivarelli racconta “I gamberetti dispettosi” a spasso nel mare
di Redazione ChronicaLibri 19 luglio 2017

PARMA – Nei mari, tra le onde, si aggirano I gamberetti dispettosi descritti da Anna Vivarelli e illustrati da Andrea Astuto. I gamberetti sono vivaci, amichevoli e giocherelloni; adorano prendere in giro gli altri pesci e passano il tempo a tramare tranelli: inventano l’arrivo di squali, pescatori e nemici. Il guaio è che questi gamberetti sono davvero tanti e tutti hanno lo stesso carattere e lo stesso umorismo: ridono, ridono, ridono e prendono e scherzano a spese degli altri abitanti del mare. Quando un pescatore arriva e porta via un po’ di gamberetti nessuno si accorge del cambiamento; quando, dopo qualche giorno, i pescatori saranno tanti ci saranno molti meno gamberetti. A quelli rimasti la voglia di scherzare sarà passata poiché avranno da pensare a come sfuggire dalle reti degli umani.
Tutto, così, cambierà. Il mare muterà la sua forma, il suo contenuto, ma anche i gamberetti troveranno un altro modo per sopravvivere.

I gamberetti dispettosi, pubblicato nella collana Le Rane di Interlinea, è un piccolo e spassoso racconto che fa rivivere la spensieratezza del mare, l’allegria di un gruppo di amici, la gioia di cambiare rimanendo sé stessi.
Le immagini vivaci di Andrea Astuto accompagnano perfettamente il racconto leggero e veloce di Anna Vivarelli.
Dai 6 anni.

chronicalibri.it

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I gamberetti dispettosi - noinonni.it

i gamberetti dispettosiUn libro spassoso, con una verve comica sottile e irresistibile, perfetto per un attimo di tranquillità durante una vacanza al mare con i bambini. È I gamberetti dispettosi di Anna Vivarelli (Interlinea editore).


Anna Vivarelli, nel mondo della letteratura per i bambini, è un nome che già di per sé è una garanzia. Premio Andersen nel 2010, una vita dedicata ai libri per ragazzi, tantissimi titoli al suo attivo, tanta attività “sul campo”, con i bambini, nelle scuole e nelle biblioteche.
Il libro di Interlinea, nella collana “Le rane grandi”, è un albo godibilissimo, dedicato ai più piccini. È la storia di un banco di gamberetti che si divertivano un mondo a fare dispetti agli altri pesci, finché… ma questo lo scoprirete voi, leggendolo insieme ai vostri nipotini!
Vi riveliamo solo che alla fine, quando i gamberetti non ci sono più, i pesci scoprono che sì, vivono più tranquilli, ma si annoiano anche molto di più!


Un libro fresco e allegro, dunque, proprio per i bambini piccoli, reso ancora più divertente dalle illustrazioni coloratissime di Andrea Astuto. Da portare con voi in vacanza, insieme a secchiello e palette!
Ma I gamberetti dispettosi non è solo un libro; infatti, dopo averlo letto, potete scaricare la app Let.life©, l’applicazione che permette di accedere a contenuti extra del libro: giochi, informazioni, video e… altri libri.

www.noinonni.it

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Un gioco pericoloso - Letteratura Horror

un gioco pericolosoUn gioco pericoloso è il nuovo e terrificante racconto di Anna Vivarelli. La scrittrice torinese non delude, proiettando il giovane lettore (e non solo) in un’insolita atmosfera spettrale perfettamente orchestrata.
Un funereo narratore eterodiegetico introduce la bizzarra storia di “Mathieu l’annoiato”.

È un vecchio e turpe maggiordomo con un corvo sulla spalla (splendidamente reso dai disegni illustrativi). Un incipit che rimanda allo Zio Creepy della saga Creepshow, non a caso, altrettanto incentrata su racconti del terrore dall’approccio fumettistico, diretti ad un pubblico giovane, ed incarnante quel potere esorcizzante tipico del genere horror. Perché chiunque viva l’horror come divertimento, come immersione in mondi perturbanti, adrenalinici, non può non ricordare quell’età caratterizzata da spensieratezze e paure, da mondi e realtà sconosciute. Vivere l’horror è quindi un tornare bambini, tornare ad una fase di incoscienze, di paure, ma anche di desideri e di forti passioni.

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L’8 marzo, tra le centinaia di donne...

Napolitano VivarelliL’8 marzo, tra le centinaia di donne che Giorgio Napolitano ha invitato al Quirinale, figuravano scrittrici che hanno dato un contributo importante alla letteratura per ragazzi.
Ci fa piacere rilevare la presenza di penne femminili che, tra l’altro, hanno scritto romanzi in grado di appassionare i ragazzi alla storia.
Ed è felice la coincidenza che vede, nell’elenco del Presidente, alcune scrittrici da noi scelte per l’incontro, promosso dal Premio Pippi, titolato "Le donne scrivono la storia", in calendario il 31 marzo prossimo, presso la Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno.
Nella foto, accanto a Giorgio e Clio Napolitano, Anna Lavatelli, Lia Levi, Anna Vivarelli, Daniela Morelli, Lia Celi.
Dalla loro penna sono uscite storie coinvolgenti, biografie, straordinarie ricostruzioni di fatti storici capaci di catturare ogni possibile lettore.

Silvana Sola - Zazie news

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Che fine ha fatto gatta Marta?

Che fine ha fatto Gatta MarConfesso, da grande appassionata di letteratura per l'infanzia, di avere una passione particolare per le storie che hanno al centro la storia dell'incontro fra animali ed esseri umani (e gatti in particolare, dalle illustrazioni di Sophie Fatus a Gatto Sansone). Per questo motivo, non mi sono fatta sfuggire questo libriccino di Anna Vivarelli, pubblicato in una collana che tenevo d'occhio da tempo, non a caso: la collana Bestiale di Notes edizioni.

Si tratta di racconti che, come si arguisce dal nome della collana, hanno al centro il nostro rapporto con piccoli amici a quattro zampe, e questo testo l'ho scelto in particolare per la simpatia che mi ispiravano le illustrazioni di Susanna Teodoro. La frase Che fine ha fatto gatta Marta si riferisce all'antipatica abitudine dell'omonima gattina di... sparire.

Non si tratta di magia, per carità (nella maggior parte dei casi bastano le voci dei padroncini per farla miagolare dal suo nascondiglio, e un paio di gamberoni perché ne esca definitivamente): si tratta piuttosto dell'abitudine di prediligere qualsiasi angolino possa trasformarsi in una tana al riparo da occhi indiscreti.

Bisogna capirla, per carità: provate voi a essere investiti, ancora col pelo arruffatto e appena usciti dalla pancia di mamma gatta, da una quattro ruote senza pietà. Per fortuna che ci ha pensato Anna, a tirare fuori gatta Marta dai suoi incubi. Però tante domande le sono rimaste irrisolte nella testolina: ma perchè gli umani preferiscono passare l'estate fuori dalle solite quattro mura in cui si sta tanto bene? E affastellare l'indispensabile in una valigia per girare il mondo, invece di godersi l'ennesimo pisolino sull'inseparabile divano? Valli a capire, i duezampe.

www.booksblog.it

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Io ho un cane magico - Scaffale Basso

io ho un cane magicoNoi abbiamo un cane: Neve, un incrocio di pastore maremmano preso in canile a novembre dell’anno scorso. Io ho sempre amato gli animali: odio gli insetti, mi inquietano i pesci, gli uccelli mi affascinano, da lontano, ma ho sempre avuto un rapporto particolare con i mammiferi. Quando ero piccola – neanche a parlarne – mia madre si è opposta con intransigente fermezza  all’arrivo in casa di qualsiasi animale: è riuscito ad entrare solo qualche pesce rosso (io ricordo solo Tobia con la macchia marrone…). Tuttavia, quando a 12 anni il mio nonno Gildo mi ha regalato un cavallo (Alenia e poi il mio adorato Olimpus IX), la mamma non ha avuto obiezioni: credo che il problema, dunque, fosse la convivenza.

Ho avuto un rapporto davvero speciale con Olimpus e quando è morto ho pianto: lo rivedrò in Paradiso, però. Quando mi sono sposata, invece, ho dovuto prendere con il marito anche il suo (e di suo papà) allevamento di pappagallini e dopo qualche anno è arrivata Manga, il coniglietto nano di 6 anni di mia sorella, ma non ero ancora soddisfatta. Così in preda ad un furor (la cui responsabilità vede una concomitanza di apporti di Konrad Lorenz e Gerald Durrell, perché io comunque inizio ad esperire leggendo), ho iniziato a informarmi di razze canine. Oltre, infatti, alla soddisfazione di un desiderio personale, ho sempre pensato che per un bambino crescere e interagire con un animale sia una esperienza bellissima e impagabile. Così a novembre, dopo che mio marito ha dimostrato di amarmi seguendomi nell’ennesima avventura, è arrivato dal canile di Lecco Neve. Neve ha un carattere pauroso e riservato, ma è davvero molto paziente (forse gli 11 anni aiutano…) e dopo aver sviluppato per me una sorta di amore morboso si è affezionato anche a Saverio e ai kg di würstel da lui offertigli

Da allora ho cercato un libretto che spiegasse a Saverio il mondo di Neve, ma non ho  trovato niente di particolare, qualche settimana fa però, mentre facevo la spesa, ho visto questo libro in offerta: Io ho un cane magico di Anna Vivarelli. Gli occhietti dei personaggi di Lucia Salemi mi hanno colpita e lo stesso ha fatto Fillo il cagnolino protagonista: molto realistico nei suoi atteggiamenti canini. Preso.

Il libretto si è rivelato davvero delizioso, perché, sebbene non tratti esplicitamente di cosa significhi vivere con un cane, racconta attraverso le peripezie e guai di Fillo, la relazione unica e speciale che lega un bambino al suo cane. È come se il piccolo protagonista parlasse una lingua speciale che solo la sua padroncina capisce: i disastri e gli inevitabili contrattempi che sono implicati nell’avere un cane diventano così una sorta di costruzione di un rapporto a due. Il testo, in questa prospettiva, è divertente e semplice, come se fosse proprio la piccola padroncina a pensare (è sempre a bocca chiusa…), ed è anche inserito “discorsivamente” nella pagina. C’è anche un accenno all’ecologica raccolta differenziata, che avrebbe potuto stonare, ma che Fillo riesce a rendere, comunque, interessante.

I disegni, almeno per quanta riguarda i personaggi, sono molto vivi ed espressivi, un po’ più banali gli sfondi a volte acquarellati monocromaticamente.

Alla fine della storia ci sono anche una sezione di piccoli giochi (utili se si è in giro, anche se il gioco delle differenze è davvero troppo difficile!!) e una presentazione dell’autrice e della illustratrice che ho trovato molto simpatica.

A Saverio sono piaciute «tutte le pagine», per cui promosso.

Un bella storia per piccoli con un amico cane: «il problema è che a volte gli adulti non (lo) capiscono» recita la quarta di copertina.

P.S. in questi giorni è arrivata a casa nostra anche una tartaruga di terra, abbandonata e consegnataci dal netturbino: è un maschio e siamo in cerca di un nome che non sia Agura Trat.

www.scaffalebasso.it

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Piccole storie matte

piccole storie matteChi lo dice che le fate sono sempre allegre? O che le finestre non possano avere dei sentimenti? Nelle "Piccole storie matte" di Anna Vivarelli succede questo e altro: gamberetti dispettosi che si divertono a fare scherzi agli altri abitanti del mare, un inventore scansafatiche che viene eletto sindaco, una zanzara in cerca di una fiaba tutta per sé, una strega testarda come un mulo.

Analisi

7 piccole storie per i piccoli lettori. Tutto in uno stile diretto ed efficace in grado di divertire anche i lettori più piccoli. Un linguaggio semplicissimo e illustrazioni immediate ed essenziali, un paio di pagine al massimo la lunghezza della storia è formula vincente della raccolta. Sicuramente il libro si può proporre una lettura della storia ad alta voce permette al bambino di conoscere ed esplorare i suoi sentimenti e le sue emozioni più intime e nascoste e diventa un modo per conoscere meglio la realtà che lo circonda e se stesso.

Cosa fare dopo la lettura

Perché stavolta non ci facciamo leggere dai nostri piccoli una storia prima di andare a letto?

www.insiemeamammaepapa.com

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Un gioco pericoloso

un gioco pericolosoUn gioco pericoloso è il nuovo e terrificante racconto di Anna Vivarelli. La scrittrice torinese non delude, proiettando il giovane lettore (e non solo) in un’insolita atmosfera spettrale perfettamente orchestrata.
Un funereo narratore eterodiegetico introduce la bizzarra storia di “Mathieu l’annoiato”.

È un vecchio e turpe maggiordomo con un corvo sulla spalla (splendidamente reso dai disegni illustrativi). Un incipit che rimanda allo Zio Creepy della saga Creepshow, non a caso, altrettanto incentrata su racconti del terrore dall’approccio fumettistico, diretti ad un pubblico giovane, ed incarnante quel potere esorcizzante tipico del genere horror. Perché chiunque viva l’horror come divertimento, come immersione in mondi perturbanti, adrenalinici, non può non ricordare quell’età caratterizzata da spensieratezze e paure, da mondi e realtà sconosciute. Vivere l’horror è quindi un tornare bambini, tornare ad una fase di incoscienze, di paure, ma anche di desideri e di forti passioni.

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Preferirei chiamarmi Mario

preferirei_chiamarmi_marioIL LIBRO
La dote più rilevante di Venerdì è quella di possedere un forte senso dell’ironia, con cui affronta i disagi che gli comportano il suo nome e il fatto di vivere con una famiglia allargata alquanto particolare. Venerdì sta con la mamma e con il fidanzato di lei durante la settimana, e il sabato e la domenica con il papà, la sua nuova compagna e la figlia di lei, Annalaura. Venerdì pensa di essere un ragazzino “non del tutto a posto”, perché odia il tennis, le gite domenicali e le cose imposte dagli adulti. Sta bene solo con Annalaura.

 

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L’Orco Gianbeppe di Anna Vivarelli, Piemme “Battello a Vapore”

Scritto da Cosimo Rodia - Tratto da galatina2000.it

OrcoGianBeppeNel racconto lungo per bambini L’Orco Gianbeppe ci sono due idee che Anna Vivarelli sviluppa molto bene. La prima. La scuola e l’istruzione rendono all’uomo il mondo piccolo, tanto da spingere ognuno, dopo un percorso di formazione, a desiderare il viaggio come momento di conoscenza senza schermi protettivi o filtri interpretativi; un viaggio come possibilità di cogliere direttamente la varietà, la bellezza e la ricchezza umana, ricevendone indirettamente sia un arricchimento morale sia una maggiore capacità di confrontarsi con l’altro da sé in modo aperto e produttivo (siamo nello stesso campo semantico del sentimento di Ciaula che scopre la luna, di pirandelliana memoria).

Secondo. Giocando con l’ironia, la scrittrice torinese estrae dall’insieme del bestiario del terrore, l’orco, ribaltandone la tradizionale ferocia, per presentarlo invece vegetariano e decaduto al servizio di due bambini che si trasformano in maestri, capaci di insegnargli a scrivere e a leggere.

Due idee, sviluppate dalla Vivarelli con uno stile a lei congeniale: l’ironia e la rapidità, tanto da confezionare un miniromanzo adatto a bambini del primo ciclo della scuola primaria, senza mai cadere nel pedagogismo.

Due bambini principalmente curiosi e intraprendenti, Leo ed Edo, raggiungono il bosco in collina per scrutare da vicino il sanguinario orco; tra i fitti alberi notano una coltivazione di ortaggi e scoprono che l’ortolano è il temutissimo Orco Gianbeppe, che non mangia i bambini (solo l’idea lo disturba), non coltiva amicizie se non col suo pesciolino Adalgisa, non sa leggere e scrivere, per il cui motivo non riesce a segnare sul barattolo il tipo di marmellata prodotta…

Ebbene a colmare queste carenze ci pensano, dopo aver superato diversi equivoci, Tom ed Edo, che diventano i maestri dell’innocuo mostro. Il discente a sua volta compie rapidi progressi, sicchè una volta imparato a scrivere a e leggere, si tuffa nella lettura di romanzi d’avventura, finchè non gli cresce l’irrefrenabile desiderio di viaggiare, quindi parte per un itinerario di conoscenza senza dire verso dove e per quanto tempo.

Con le belle e colorate illustrazioni di Francesca Di Chiara, il libro si lascia leggere, forse anche recitare, e ci trasmette in maniera leggera (senza sermoni) che la vita la si affronta con apertura mentale, disponibili alle esperienze, bandendo pregiudizi e dicerie, accettando ogni cosa con gioia e impastando la propria azione con i valori della solidarietà.

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Uomo nero, verde e blu

uomo nero verde blu“Il cortile era quello della casa di Lalò. Era il cortile dove si trovavano a giocare quasi ogni giorno. Però quella volta Lalò non c’era. Anzi, erano molti giorni che Lalò non c’era. Avevano provato a suonare il campanello, ma al citofono non rispondeva nessuno. Le finestre erano chiuse, nessuno che uscisse sul balcone. Dov’era finito Lalò?". Prende il via così la favola dolceamara di due piccoli amici che, trovatisi improvvisamente soli senza il terzo compagno, bravissimo ad ammaliarli con le avventure della sua fantasia, si incamminano con coraggio e fiducia sulla strada della vita

Lalò è scomparso e Pepe e Calì scopriranno con dispiacere cosa gli sia veramente accaduto. Eppure, con la spontaneità che solo i bambini hanno, riusciranno a dare un senso anche alla tristezza più crudele e inspiegabile. Colmeranno infatti la distanza dell’amico attraverso il suo vivo ricordo e continueranno al posto suo a raccontare di paesi fantastici, uomini neri, verdi, blu…

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L'enigma del Conte Bianco

l_enigma_del_conte_biancoIl mio libro del cuore si intitola “L’enigma del conte bianco”. Lo ha scritto Anna Vivarelli. Lo ha pubblicato l'editore Piemme (collana “Il battello a vapore”) Ha 284 pagine.
Parla di tre ragazzi che si intrufolano di nascosto in una villa. Davanti a loro appare il fantasma del Conte Bianco, l’ex proprietario della villa. Per trovare la pace chiede ai ragazzi di recuperare un preziosissimo ciondolo, ma non sarà facile, perché non sono gli unici a volersene impossessare.

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Tre paia di occhi

tre_paia_di_occhiTre ragazzini che abitano nella periferia di una città qualsiasi e narrano in un vivace diario a più voci la loro avventura. I tre si improvvisano detective per fare luce su una serie di strani episodi che stanno accadendo nei giardinetti vicini alla scuola: la morte del cane Berto, quella di un gruppo di piccioni e la sparizione di alcuni gatti.

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Il labirinto sotto il letto

il_labirinto_sotto_il_letto

Il romanzo di Anna Vivarelli presenta un collegamento meno diretto con l'attualità, ma suggerisce un'importante sul mondo dei giocattoli, spesso trasformati in prodotti di consumo, da acquistare e buttare senza nostalgia: tanti bambini dimenticano il valore affettivo di pupazzi e bambolotti, limitandosi a possederli. Erica, costretta a letto dalla varicella, inizia a parlare con una talpa di stoffa, assai pestifera e determonata, che vuole essere ad ogni costo infilata nello zaino di scuola, per non restare abbandonata in camera.

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Per caso e per naso

per_caso_e_per_naso"Chi stava lì per un momento prima
non c'era più per via della rima.

Chi prima c'era non c'era più
Perso nel vento, nel nulla, nel blu."

Una bellissima storia che sembra fatta apposta per far giocare i bambini con le rime. Protagonista di Per caso per naso è Gino Ginestra, un poeta giramondo, che si trova, nel suo girovagare, alle porte di un paese dove sembra davvero difficile riuscire a sfuggire alle grinfie dell'Orchessa Maestra, una maniaca che obbliga tutti i suoi concittadini a parlare in rima.

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