L’Orco Gianbeppe di Anna Vivarelli, Piemme “Battello a Vapore”

Scritto da Cosimo Rodia - Tratto da galatina2000.it

OrcoGianBeppeNel racconto lungo per bambini L’Orco Gianbeppe ci sono due idee che Anna Vivarelli sviluppa molto bene. La prima. La scuola e l’istruzione rendono all’uomo il mondo piccolo, tanto da spingere ognuno, dopo un percorso di formazione, a desiderare il viaggio come momento di conoscenza senza schermi protettivi o filtri interpretativi; un viaggio come possibilità di cogliere direttamente la varietà, la bellezza e la ricchezza umana, ricevendone indirettamente sia un arricchimento morale sia una maggiore capacità di confrontarsi con l’altro da sé in modo aperto e produttivo (siamo nello stesso campo semantico del sentimento di Ciaula che scopre la luna, di pirandelliana memoria).

Secondo. Giocando con l’ironia, la scrittrice torinese estrae dall’insieme del bestiario del terrore, l’orco, ribaltandone la tradizionale ferocia, per presentarlo invece vegetariano e decaduto al servizio di due bambini che si trasformano in maestri, capaci di insegnargli a scrivere e a leggere.

Due idee, sviluppate dalla Vivarelli con uno stile a lei congeniale: l’ironia e la rapidità, tanto da confezionare un miniromanzo adatto a bambini del primo ciclo della scuola primaria, senza mai cadere nel pedagogismo.

Due bambini principalmente curiosi e intraprendenti, Leo ed Edo, raggiungono il bosco in collina per scrutare da vicino il sanguinario orco; tra i fitti alberi notano una coltivazione di ortaggi e scoprono che l’ortolano è il temutissimo Orco Gianbeppe, che non mangia i bambini (solo l’idea lo disturba), non coltiva amicizie se non col suo pesciolino Adalgisa, non sa leggere e scrivere, per il cui motivo non riesce a segnare sul barattolo il tipo di marmellata prodotta…

Ebbene a colmare queste carenze ci pensano, dopo aver superato diversi equivoci, Tom ed Edo, che diventano i maestri dell’innocuo mostro. Il discente a sua volta compie rapidi progressi, sicchè una volta imparato a scrivere a e leggere, si tuffa nella lettura di romanzi d’avventura, finchè non gli cresce l’irrefrenabile desiderio di viaggiare, quindi parte per un itinerario di conoscenza senza dire verso dove e per quanto tempo.

Con le belle e colorate illustrazioni di Francesca Di Chiara, il libro si lascia leggere, forse anche recitare, e ci trasmette in maniera leggera (senza sermoni) che la vita la si affronta con apertura mentale, disponibili alle esperienze, bandendo pregiudizi e dicerie, accettando ogni cosa con gioia e impastando la propria azione con i valori della solidarietà.

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