Che fine ha fatto gatta Marta?

Che fine ha fatto Gatta MarConfesso, da grande appassionata di letteratura per l'infanzia, di avere una passione particolare per le storie che hanno al centro la storia dell'incontro fra animali ed esseri umani (e gatti in particolare, dalle illustrazioni di Sophie Fatus a Gatto Sansone). Per questo motivo, non mi sono fatta sfuggire questo libriccino di Anna Vivarelli, pubblicato in una collana che tenevo d'occhio da tempo, non a caso: la collana Bestiale di Notes edizioni.

Si tratta di racconti che, come si arguisce dal nome della collana, hanno al centro il nostro rapporto con piccoli amici a quattro zampe, e questo testo l'ho scelto in particolare per la simpatia che mi ispiravano le illustrazioni di Susanna Teodoro. La frase Che fine ha fatto gatta Marta si riferisce all'antipatica abitudine dell'omonima gattina di... sparire.

Non si tratta di magia, per carità (nella maggior parte dei casi bastano le voci dei padroncini per farla miagolare dal suo nascondiglio, e un paio di gamberoni perché ne esca definitivamente): si tratta piuttosto dell'abitudine di prediligere qualsiasi angolino possa trasformarsi in una tana al riparo da occhi indiscreti.

Bisogna capirla, per carità: provate voi a essere investiti, ancora col pelo arruffatto e appena usciti dalla pancia di mamma gatta, da una quattro ruote senza pietà. Per fortuna che ci ha pensato Anna, a tirare fuori gatta Marta dai suoi incubi. Però tante domande le sono rimaste irrisolte nella testolina: ma perchè gli umani preferiscono passare l'estate fuori dalle solite quattro mura in cui si sta tanto bene? E affastellare l'indispensabile in una valigia per girare il mondo, invece di godersi l'ennesimo pisolino sull'inseparabile divano? Valli a capire, i duezampe.

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