Preferirei chiamarmi Mario

preferirei_chiamarmi_marioIL LIBRO
La dote più rilevante di Venerdì è quella di possedere un forte senso dell’ironia, con cui affronta i disagi che gli comportano il suo nome e il fatto di vivere con una famiglia allargata alquanto particolare. Venerdì sta con la mamma e con il fidanzato di lei durante la settimana, e il sabato e la domenica con il papà, la sua nuova compagna e la figlia di lei, Annalaura. Venerdì pensa di essere un ragazzino “non del tutto a posto”, perché odia il tennis, le gite domenicali e le cose imposte dagli adulti. Sta bene solo con Annalaura.

 

Un giorno i due ragazzi decidono di fondare un’agenzia investigativa. I casi da risolvere stentano a presentarsi, ma quei pochi (le chiavi perse dal padre e il gattino della portinaia scomparso) trovano una felice soluzione in poco tempo. L’indagine più importante però deve ancora arrivare: Venerdì non avrebbe mai immaginato che si sarebbe trattato della scomparsa di Annalaura. Soltanto a profonda conoscenza che ha della ragazzina lo porterà a ritrovarla, con l’aiuto di una poliziotta perspicace.

PERCHÉ PROPORLO IN CLASSE
La prima cosa che incuriosisce è il titolo del libro. Viene subito spontaneo pensare: “Ma che nome avrà mai il protagonista?”.
La seconda sono i due paragrafi iniziali: “Le persone non capiscono… Quando parlo di persone, intendo mia madre, mio padre, il mio patrigno, le maestre…”. E qui tanti piccoli lettori si riconosceranno. In questo libro infatti si parla di bambini: della libertà di scelta che vorrebbero
avere; degli espedienti per ritagliarsi un angolino di libertà; degli amici, della scuola, dei genitori. Come dice l’autrice, “ho maltrattato il protagonista dandogli una famiglia disastrata, un patrigno insopportabile, una madre che non sa ascoltarlo e un nome che lo farà soffrire”; ma gli ha anche donato la capacità di guardare le cose con ironia. E questo è un piccolo grande insegnamento per tutti.

 

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